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Si è appena concluso Il Villaggio della Birra, uno degli eventi italiani più attesi dell’anno, ed ecco come è andata la quattordicesima edizione secondo il nostro punto di vista.
Riguardo la location c’è poco da dire, decisamente incantevole, così come lo è il percorso per arrivarci, le colline della val d’Orcia arate da poco e i viali alberati che portano a storici casali ben conservati sono unici, non a caso questi scenari sono stati anche teatro di alcune scene del film “Il Gladiatore”.
Il parcheggio del festival è gratuito, anche l’entrata, bisogna acquistare solamente il bicchiere (mi sembra di aver capito che non sia nemmeno obbligatorio, considerando che in molti se li portano da casa) e i gettoni. Il cambio è 1 gettone = 1€.

I birrifici

Veniamo ora ai birrifici. Il Villaggio della Birra nasce come festival di birre belghe, con il passare delle edizioni e con l’evoluzione degli stili si è arrivati ad ospitare anche alcuni birrifici che con il Belgio c’entrano poco ma sempre godibili.
Quest’anno abbiamo avuto il piacere di bere Kane (USA) con le sue imperial stout da manuale, Wylam (UK) conosciuto per le creazioni moderne al passo con il mercato attuale, così come CERVEJA OITAVA COLINA (POR), Beerbliotek (SWE) ed altri ancora.
Noi di Cantina Digitale, che amiamo il Belgio brassicolo più di qualunque realtà esistente, siamo rimasti veramente soddisfatti,  anche per i criteri con i quali sono stati scelti i birrifici partecipanti.

Al Villaggio della Birra non vengono obbligatoriamente selezionati i birrifici sulla cresta dell’onda, quelli che fanno hype, è infatti un festival totalmente diverso dal MBCC, si mira a scegliere birrifici che hanno alle spalle tradizione, si mira a quello che c’è nel bicchiere e all’amicizia consolidata tra birrai e organizzatori.

Le birre da ricordare

Non abbiamo potuto provare tutti e 35 i birrifici partecipanti ma vogliamo elencarneche per noi sono stati degni di nota:

1- Burning Sky: che birre ragazzi! Sicuramente si tratta di uno dei migliori birrifici presenti nel Regno Unito. Birre semplici ed equilibrate, sia le clean che le sour. In particolare siamo rimasti impressionati da “Arise“, session IPA da 4,4%vol. prodotta con luppoli americani e che avremmo voluto bere a secchi. E’ stata la nostra birra defatigante del festival, in questo mondo di DDH e Tripel IPA la semplicità di beva delle Ales inglesi ci fa scendere la lacrimuccia. Noi speriamo si faccia un passo indietro e si ritorni a bere birre equilibrate che non asfaltino il palato.
2- Ovviamente come non nominare la Vermentoise? Siamo follemente innamorati da questa Saison dryhopped con Amarillo prodotta da Brasserie de Blaugies in collaborazione con Hill Farmstead, anch’esso presente al festival.
3- Hill Farmstead appunto, Florence e Arthur in particolare, due sour ales differenti tra loro ma entrambe eleganti, equilibrate e di facile beva.
4- Podere la Berta. Marco e Davide stanno facendo grandi cose, sia per quanto riguarda le birre clean così come per la linea sour. Vecc è ormai una Sour Saison cult nel panorama brassicolo italiano, Tèra Chardonnay una delle migliori IGA. Buona anche la DDH Double IPA, un po’ timida l’hanno descritta alcuni, per noi è semplicemente in stile, tradizionale, senza difetti e ben bilanciata.
5- Bella sorpresa il birrificio Fermento Libero! Tutte le birre si sono rilevate di alto livello, in particolare la loro Tripel e la Golden Ale di stampo britannico, una goduria (si è capito che siamo tradizionalisti?).
6- Tilquin , anche se non ci sta particolarmente simpatico Pierre, è un bravissimo blender. Le birre sperimentali che ha proposto sono molto interessanti, Sureau in particolare, prodotta con fiori di sambuco. Molto estrema e complessa: tantissimo funky al naso, al gusto un pizzico di acetico e un finale aspro deciso.
7- De Ranke e De La Senne non ne sbagliano una, tutte birre di altissimo livello. In particolare ci è piaciuta la Saison du Meyboom, speziata, agrumata ed erbacea da soli 4% vol.
8- Mukkeller è uno dei migliori birrifici italiani. Basse fermentazioni ottime come sempre, era presente anche un NEIPA che non abbiamo provato, qualcuno però ce l’ha descritta come un pò troppo bubblegum  e fuori stile.
9-  E Kane? Non amiamo bere Imperial Stout ai festival, ma per cultura personale qualcosa abbiamo voluto provare. Che dire: imperial stout della madonna, equilibrate, etilico poco avvertibile nonostante gli oltre 10 ABV%, ci è venuto il dubbio che fossero finte. I più esperti possono confermarci che non sono pastry?? 

Qualche delusione? Be’ si. La saison di Cazeu è stata lavandinata. In poche parole: imbevibile.
Siamo inoltre rimasti un po’ delusi dalla Tripel di Brouwerij Den Hopperd, birra descritta da Kuaska come una delle migliori Tripel del Belgio. Buona, ma riponevamo altre aspettative.

Se non siete venuti al festival potete recuperare acquistando le nostre birre cliccando qui!

Età / Age Cantina Brassicola Digitale THE WILD BEER SHOP EST.2017