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Bottiglia in vetro bianco, si o no?

Dopo “la birra doppio malto non esiste” forse si potrebbe posizionare sul podio delle nozioni più scontate quella riguardante le bottiglie di vetro trasparenti.
Nonostante sia risaputo che la birra odi la luce, sul mercato si affacciano sempre più frequentemente birre, vini e sidri imbottiglia mediante l’utilizzo di questa tipologia di bottiglia.
Andiamo dunque a sviscerare il motivo per cui alcuni produttori hanno deciso di “rischiarsela”.

E’ bene sapere che il vetro scuro riduce solo del 30% l’assorbimento della luce! Per consentire una schermatura massima l’ideale sarebbe una bottiglia rivestita da un film metallico. Un punto a favore della lattina dunque, anche se va detto che dovrebbe essere realizzata senza saldature poiché queste favoriscono lo sviluppo di corrosioni e liberano ferro in forma ionica, che catalizza il processo di degradazione ossidativa al momento dell’apertura.
Il secondo problema appena citato chiaramente non sussiste considerando che al momento dell’apertura, a differenza di quanto affermano alcuni produttori, la bevanda deve essere subito trasferita in un bicchiere.
Per ottenere maggiori informazioni di tipo chimico abbiamo pensato bene di chiedere al sempre disponibile e preparato Head Brewer di Bonavena Brewing Vincenzo Follino.

Anche lui afferma quanto segue:
“Birra e olio necessitano di protezione dalla luce, essendo questi prodotti che se esposti al sole, anche per pochi secondi, si deteriorano.
Nel caso della birra l’ingrediente fondamentale che risente della luce è il luppolo, in caso di esposizione infatti avviene una conversione delle molecole iso alfa-acidi in 3-metal-2-buten-1-tiolo, un triolo che rilascia il classico aroma denominato “skunky”, cioè di puzzola.
Per quanto riguarda il vino invece non sussistono controindicazioni a riguardo, non avvengono trasformazioni con conseguenti off flavours, tuttavia uno studio ha rivelato che una continua esposizione alla luce porta a una riduzione della parte aromatica”
.
Ottimo grazie Vincenzo!

Nell’ultimo periodo abbiamo iniziato a trattare un produttore che riteniamo validissimo e che siamo sicuri farà parlare molto di sé nel prossimo futuro.
Si tratta di Brauerei Kemker, birrificio tedesco che produce sour ales, sidri e ibridi di altissima fattura, imbottigliati in alcuni casi in vetro trasparente. Per tale ragione abbiamo intervistato Jan, fondatore e mastro birrario di questo giovane progetto, chiedendogli il suo parere a riguardo:
“Grazie per avermi contattato Fabio! Innanzitutto si parla di vetro bianco, tutte le bottiglie sono infatti trasparenti (ottima osservazione)!
Con i prodotti che contengono luppolo otterremo molto velocemente un prodotto “skunked”, ma le qualità sensoriali negative non provengono solo dal tipo di vetro utilizzato, bensì anche da un processo di imbottigliamento errato.
Riteniamo che usare vetro bianco per prodotti senza luppolo sia innanzitutto irrilevamente dal punto di vista organolettico, secondo poi crediamo esalti visivamente il liquido contenuto nella bottiglia.
Abbiamo deciso di utilizzare vetro bianco per i nostri sidri anche perché in questo modo le persone possono notare la differenza tra il sidro base e la variante con le bacche di sambuco.
Stiamo anche valutando di imbottigliare birre senza luppolo in vetro bianco, stay tuned!”

Certo che resteremo connessi caro Jan!!



A questo punto possiamo tirare alcune conclusioni a riguardo:
Quando ci troviamo di fronte ad un prodotto confezionato in vetro bianco si tratta di un vino, un sidro o una birra senza luppolo.
Assicurarsi in maniera ancor più severa che il prodotto venga stoccato lontano da fonti di luce e calore.
Bere il prodotto fresco, non lasciamolo invecchiare (se fosse stato un prodotto da invecchiamento non sarebbe certamente stato imbottigliato in vetro bianco).



Nonostante sia quindi possibile imbottigliare in vetro bianco con le dovute precauzioni, alcuni produttori tra i quali Tom Jacobs di Antidoot Wilde Fermenten, restano fermamente convinti che il vetro bianco sia fondamentalmente una scelta di marketing, considerando che l’utilizzo di tali bottiglie non apporti alcuna miglioria sensoriale al prodotto. In effetti migliorie non ce ne sono, anche se Jan Kemker ci ha esaustivamente elencato i suoi validi motivi che giustificano tale pratica.
Tom in seguito alla nostra intervista afferma:
“Abbiamo pensato di utilizzare il vetro bianco, effettivamente l’effetto è bello, ma abbiamo deciso di non farlo. Le persone consapevoli sarebbero in grado di proteggere le bottiglie dalla luce solare, tuttavia sarebbe in qualche modo un segno che antepone il marketing alla qualità, e la qualità dovrebbe sempre venire al primo posto”.

E a voi? affascinano le bottiglie in vetro bianco? Cheers!




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La birra e la socializzazione post covid

Pronti, partenza…via!

Sono i primi giorni di libera uscita dopo tre mesi di lock down giustamente imposto per affrontare un momento particolare della nostra recente storia
Noi fedelissimi del bancone che amiamo socializzare in compagnia di una birra per sopperire alla sua mancanza abbiamo usato la tecnologia, correttamente, abbiamo aperto sale e pub virtuali per cercare un po’ di conforto.
C’è chi ha creato un appuntamento fisso, l’aperitivo digitale è diventato un must, d’altronde siamo esseri sociali, abbiamo bisogno di condivisione.

Adesso stiamo pian piano provando a tornare alla normalità, i locali stanno timidamente riaprendo i battenti,  e noi torneremo a ripopolarli.
Il periodo di distanziamento sociale ci ha fatto capire quanto sia importante la condivisione, per tale ragione vi esorto e rispettare tutte le regole che gli esperti ci hanno indicato di seguire.
Di certo per un periodo non si potrà fare quello che si faceva prima, ma possiamo uscire e bere di nuovo la nostra birra con i nostri amici di sempre, oppure se ancora non si è sicuri di frequentare luoghi affollato si possono invitare un paio di amici per convertire l’aperitivo digitale in reale, vis a vis.
Credo che in questo periodo saremo tutti dei grandi oratori, ci faremo tante domande e ci daremo tante riposte, li con i nostri amici, con le nostre birre preferite, perché è innegabile e lo ripeterò più volte, la birra è socializzazione.

Non usciamo come non fosse successo niente e non chiudiamoci troppo, il segreto è nel mezzo!
Personalmente uscirò ancora per un po’ nel mio giardino con un paio di amici (non me ne vogliano i publican, ma faccio parte del gruppo di  persone che non se la sente ancora di andare in luoghi pubblici e chiusi), aprirò una buona birra artigianale acquistata on line, e brinderò.
Ognuno avrà il suo piattino con le sue patatine e le sue fette di salame,  due grissini e taralli e ci sentiremo di nuovo liberi, o quasi.
Tu da che parte stai?  Sei quello che uscirà il più possibile oppure la persona che starà in casa e organizzerà gli aperitivi?

L’importante è bere birra buona

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BIRRA, CUPIDO E…. LUOGHI COMUNI

Oggi è San Valentino! Il giorno degli innamorati, il giorno in cui tutto si riempie di cuori, rose, fiori, cioccolatini.

 Quante idee regalo ci sono in giro per le donne, ma per gli uomini!!!!!

 Noi uomini siamo semplici, per renderci felici ci basta poco, regalateci una birra, una confezione di birra, un barile di birra, bhe no quest’ultimo forse è troppo esagerato

 Cupido ha lanciato frecce e continuerà a lanciarle per regalare amore sulla nostra terra, San Valentino continuerà a proteggere tutti gli innamorati così che riescano a superare i momenti no e la birra…..

 appunto la birra????

 la birra servirà per regalo, ma sopratutto servirà a brindare all’amore

 Perché nel 2020 bisogna andare oltre al solito brindisi incrociato con il classico spumante come si fa nel giorno del matrimonio, facciamo tintinnare delle belle e piene pinte o se vogliamo esagerare facciamo scontrare dei boccali

 Come Cupido con la sua freccia vi renderà felici, innamorati, inebriati e con le gambe un po’ molli, la birra vi riscalderà le membra, rallegrerà il palato e il vostro naso e alla fine se non state super attenti vi renderà anch’essa le gambe un poco molli.

 Vi auguro un bellissimo San Valentino, e se Cupido non vi ha ancora colpito, attendetelo, ma chiamatelo, perché se non lo cercate difficilmente comparirà per magia.

 Se vi serve una mano perché siete un po’ timidi, fatevi un bel sorso della vostra birra preferita, vi darà una mano.

PS se la birra vi manca qui su www.cantinabrassicoladigitale.it ce n’è quanta ne vuoi, e solo per oggi utilizza il codice sconto ” birratiamo  ” 15% sconto su tutti i birrifici !!!

 

 

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De Dolle Still Nacht, dovremmo evitare quella con due asterischi?

E’ arrivato Dicembre, e con esso i regali, l’albero di Natale, il presepe…si ma le De Dolle Stille Nacht? Senza di quelle tutto il resto conta poco per noi appassionati di birra.
Fortunatamente sono arrivate anche quelle nei vari beer shop online e non (anche da noi è disponibile, acquistala qui ).

Da quando abbiamo reso pubblico l’imminente arrivo delle Stille Nacht alcuni clienti e amici ci hanno chiesto quale lotto sarebbe arrivato, più precisamente ci hanno domandato quanti asterischi fossero stampati sul tappo delle birre da noi ordinate.

Ad essere sinceri questa domanda ci ha un po’ spiazzato, ma effettivamente andando a spulciare in giro per i vari blog di appassionati di birra è saltato fuori che nell’annata 2017 il lotto con due asterischi era piuttosto difettato, con evidenti note di brett che rovinavano il prodotto.
A questo punto per amor del vero e per cultura personale abbiamo voluto approfondire il discorso, chiedendo info alla persona che più di tutte avrebbe potuto risponderci in maniera esaustiva: Kris Herteleer,  il birraio in persona del birrificio De Dolle!

Kris, innanzitutto grazie per le meravigliose birre che produci, siamo fieri di vendere le birre De Dolle sul nostro sito! Potresti dirci di più riguardo gli asterischi stampati sui tappi delle Stille Nacht? Cosa stanno a significare? E’ vero che sono lotti differenti?

“Fabio, noi produciamo molti batch di Stille Nacht, i quali vengono successivamente blendati (quindi la Stille Nacht è in pratica un blend unico di altre cotte!). 
Noi stampiamo sul tappo *per il primo imbottigliamento, **per il secondo imbottigliamento, ***per il terzo imbottigliamento, ****per il quarto imbottigliamento.  
Se  necessiti di questa informazione possiamo dirti che nella Stille Nacht 2019 ** abbiamo misurato 6,15gr Co2, ci sembra tutto nella norma. Abbiamo testato i 4 lotti e ci sembrano eccellenti, hai notato qualcosa di strano tu?”

Da questa risposta quindi abbiamo capito che gli asterischi non indicano cotte differenti, ma solo imbottigliamenti svolti in giorni differenti!E’ sicuramente possibile che la Stille Nacht 2017 ** abbia difetti, ma ciò non significa che anche le annate successive o precedenti abbiano anch’esse difetti! 
Comunque a scanso di equivoci abbiamo già provato la Stille Nacht 2019 **  ed abbiamo pianto di gioia. E’ meravigliosa, sublime, già pronta da bere, se chiudiamo gli occhi ci viene in mente un soffice panettone pieno di canditi.
E voi l’avete già provata? Fateci sapere!
Con l’occasione vi auguriamo un sereno Natale, in compagnia dei vostri cari e delle vostre care…birre!

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Cosa guadagna una birra ad invecchiare?

Qualche giorno fa  brewnter, amico, appassionato e cacciatore di birre veronese, mi ha posto una domanda (della quale secondo me già conosce la risposta): cosa guadagna un Lambic ad invecchiare? – Beh, secondo me niente!

Birre: maturazione o invecchiamento?

E’ bene sapere che di solito le birre a fermentazione spontanea vengono rilasciate in commercio ancora giovani, al punto che l’azione di stappare un Lambic appena imbottigliato viene definita “pedofilia birraria” . Viene da sè che un periodo di maturazione di alcuni mesi può far solo bene al prodotto, che può arrotondare gli spigoli e legare il bouquet aromatico. Ma attenzione stiamo parlando di maturazione non di invecchiamento!

Birre da… dimenticare

Facciamo un passo indietro: quali stili possiamo dimenticare in cantina?
Nella maggior parte degli stili la freschezza è d’obbligo, è consigliabile dunque intraprendere questa strada solo per birre poco luppolate, ben strutturate, corpose ed alcoliche quali Barley Wine, Imperial Stout, Quadrupel, Birre di Natale affini alla Stille Nacht.
Di bassa gradazione alcolica fanno eccezione le sour beers, comprese le fermentazioni spontanee ovviamente, purché il gusto non ruoti tutto intorno alla componente frutta.

Invecchiare bene non è facile… neanche per le birre

Tornando alla domanda di brewnter legata all’aspetto organolettico perché la mia risposta è stata “secondo me…niente”?
Innanzitutto perché una birra dopo il processo di invecchiamento non è detto che sia obbligatoriamente buona (anche se lasciata in cantina in maniera ottimale).
Molti di noi appassionati avranno bevuto alcune Stille Nacht invecchiate, io personalmente ho partecipato ad una verticale al De Kulminator: alcune annate erano molto interessanti altre completamente andate, in maniera random.
Da questo possiamo intuire che ogni lotto, ogni annata, persino ogni bottiglia, ha una storia a parte.

Il bello di guardare le birre invecchiare

Non c’è nulla di calcolabile nel fare invecchiare una birra, ma nonostante ciò tutti noi amiamo la nostra cantina, amiamo stare le ore seduti davanti a tutte quelle bottiglie impolverate ed ogni volta che decidiamo di stappare qualcosa ci piange il cuore: è affascinante, è puro collezionismo, al punto che l’aspetto organolettico diventa secondario.

…Non per tutti

Alcuni produttori sono assolutamente contrari a far invecchiare le loro birre,  il fatto che una birra si scosti dal suo gusto originale la interpretano sempre come una perdita, mai un guadagno.
Una volta Girardin vide alcune sue bottiglie vintage in vendita su un sito e il commento fu il seguente:


“Purtroppo notiamo sempre più spesso che i nostri prodotti vengono rivenduti a prezzi folli su internet.
In questo caso, il contenuto delle bottiglie è probabilmente imbevibile e sicuramente non più rappresentativo della  nostra qualità standard, data la condizione in cui si trovano le bottiglie.

Cos’ha in testa chi è disposto a pagare tanti soldi per 5 bottiglie ammuffite quando con gli stessi soldi potrebbe comprare 145 bottiglie in birrificio?!

Una storia d’amore e birre invecchiate

Probabilmente non sarà totalmente d’accordo Jean Van Roy di Brasserie Cantillon il quale ha ottenuto dal municipio di Bruxelles le chiavi di un vecchio rifugio di guerra e lo ha trasformato nella sua personale cantina. Il rifugio arriverà a contenere fino a 80000 bottiglie, e nonostante egli stesso affermi che a differenza dei vecchi vini non esista un mercato per il Lambic Vintage (io credo che li sotto ci sia una vera e proprio miniera d’oro).

Pensandoci bene dunque forse un guadagno nell’invecchiare una birra c’è, ed è quello economico!
Molti appassionati infatti sono disposti a tradare bene o a pagare fior fior di quattrini per una birra vintage più o meno rara, a busta chiusa tra l’altro, considerando che nessuno di noi può sapere in quale ambiente sia stata custodita, ma soprattutto quante volte sia stata scambiata, e dunque quante volte abbia viaggiato nella stiva di un aereo e nel furgone di un corriere.
A tal proposito vi consiglio di reperire solo bottiglie giovani, per lo meno da persone che non conoscete (della serie non accettare caramelle dagli sconosciuti).

E voi, da che parte state? Siete favorevoli  o meno ad invecchiare la birra?

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DOLCETTO O SCHERZETTO ….. O BIRRA

Eh si sta arrivando halloween, e con se mostriciattoli, zucche paurose, caramelle gommose dolcini di ogni tipo e forma.I bambini si divertono, si mascherano, zombie, vampiri, mummie, streghe e chi ne ha più ne metta.
E noi adulti cosa facciamo? Portiamo in giro i nostri figli, oppure i nipoti, oppure prima di uscire per andare alla festa in maschera aspettiamo in casa l’arrivo dell’orda famelica con un bel cesto di caramelle!

In tutta questa attesa, una buona birra ci sta, anche perché si narra che le streghe altro non erano che le prime birraie della storia.

In effetti dove c’è cereale ci sono topi e dove ci sono topi ci sono gatti; il mosto veniva prodotto in grandi pentoloni; per girare pentoloni fumanti si usavano grandi mestoli; nel mosto venivano aggiunte erbe e spezie; le erbe e le spezie erano in boccette di vetro; quando la birra era pronta si metteva una scopa fuori dalla porta.
Insomma: gatti, scope, pentoloni fumanti, paioli giganti, boccette e contenitori con spezie ed erbe… sembra proprio la descrizione di una strega… o di un antenato degli homebrewer?

E non è tutto. Si narra che la birra prodotta piacesse talmente tanto che oltre all’autoconsumo venisse anche venduta, direttamente in casa, come fanno i publican nel loro locale.
Però…non sono così orribili queste streghe!

A pensare a tutta quella birra in quei pentoloni mi  è venuta una  gran sete, ora mi stappo una buona birra artigianale.
Se manca dal tuo frigo dai un’occhiata qui per vedere le attuali disponibilità di Cantina Brassicola Digitale. Spediscono direttamente a casa tua in 24/48 ore lavorative!

Ps. visto il periodo le spedizioni della birra le effettuano con la scopa volante 🙂

Buon Halloween a tutti!

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Abbinare cibo e birra

Il miglior modo per assaporare appieno le qualità organolettiche di una birra è certamente quello di NON abbinarla ad alcun piatto, stesso discorso vale per un piatto dunque, ma è anche vero che abbinando correttamente cibo e birra si ha la possibilità di vivere un’esperienza sensoriale notevole.

Abbinare cibo e birra: le regole

Vediamo dunque quali sono le regole da seguire per abbinare correttamente cibo e birra, vi tornerà sicuramente utile quando avrete ospiti!
Così se noi di Cantina Brassicola Digitale metteremo a vostra disposizione le migliori birre al mondo, a voi non resterà che pensare alla cena, insieme faremo un figurone!

Per contrasto o analogia: ecco come abbinare cibo e birra

Innanzitutto teniamo a mente che è possibile effettuare abbinamenti sia per contrasto che per analogia, ciò significa che in alcuni casi possiamo andare a temprare le caratteristiche di una pietanza con una birra che abbia caratteristiche simili (cicoria e india pale ale ad esempio) anche se è una regola non sempre applicabile.
Per rendere l’idea, come vedreste un abbinamento acido + acido tra Kriek e pasta al sugo? Se volete provare comunicatecelo prima, oltre a spedirvi le birre riceverete in omaggio una bustina di Maalox!
Abbinare per contrasto o per analogia significa anche tener conto delle sensazioni tattili oltre a quelle gustative.
E’ buona norma contrastare l’oleosità di una pietanza con una birra secca, ben carbonata, a volte astringente, per sgrassare il palato e preparare la bocca alla portata successiva.
Esempio concreto per noi appassionati di Lambic è abbinare una gueuze ad antipasti di salumi, fritti o formaggi.
Si tratta di un mix di sensazioni analoghe e contrastanti che si sposano a meraviglia con l’effervescenza, la rusticità, l’asprezza e l’acidità tipiche delle gueuze.

Regola n.1: cibo e birra di pari intensità

Teniamo inoltre presente che è buona regola abbinare birra e cibo di pari intensità.
Ad esempio così a naso come vedreste una Pilsner, birra session per eccellenza, abbinata ad un timballo? Noi piuttosto male.
Il timballo è un primo piatto molto intenso e succulento, consigliamo dunque di abbinarlo ad una birra più corposa , strutturata e alcolica. Piuttosto amara o dolce? Per rispondere  a questa domanda consideriamo sempre che i sapori interagiscono tra di loro in questi modi:

Cibo amaro e birra dolce o viceversa?

Dolce: attenua l’amaro, equilibra il salato, attenua l’aspro.
Amaro: equilibra il dolce, rinforza il salato, rinforza l’aspro.
Salato: attenua il dolce, esalta l’amaro, esalta l’aspro.
Aspro: attenua il dolce, rinforza l’amaro, rinforza il salato.

Considerando dunque gli ingredienti del timballo ci vedremmo bene una Double IPA vecchio stampo, abbastanza caramellata per attenuare l’aspro del pomodoro, con buon corpo e tenore alcolico che tengano testa all’intensità del piatto e luppolatura generosa che aiuti a sgrassare la bocca.

Abbinare con creatività

Il bello degli abbinamenti sta nel fatto che c’è sempre più di una strada percorribile nell’abbinare una birra ad un piatto, c’è anche il fattore soggettività. Se dunque preferite qualcosa di più maltato come una Bock, una Belgian Strong Ale più o meno dark, o una Amber Ale, perché no? Provate!

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LA MODA, LA NOIA, ZARA E LA BIRRA

Che legame c’è tra la moda, la noia, Zara e la birra?
Zara e la moda ovviamente vanno di pari passo.
E la noia? Beh i mariti annoiati mentre le mogli provano i vestiti!
E la birra? La birra è birra e apparentemente non esiste correlazione con gli altri elementi, ma…

Avete sentito parlare della strana notizia che sta girando in rete?Zara offrirà birra ai mariti annoiati che attendono le mogli mentre fanno shopping!

Ancora non si capisce se si tratta di un fake, anche perché già immagino mariti che si organizzano per portare la propria moglie da Zara almeno una volta a settimana, oppure amici che accompagnano le amiche, fratelli che accompagnano le sorelle, nipoti che accompagnano le nonne, sarebbe un bel via vai al quanto improbabile quanto divertente.

Zara si trasformerebbe in un pub gratuito affollato di uomini, ma la domanda fondamentale che ci poniamo noi appassionati è: che birra servirebbero? Quella industriale?

La risposta è abbastanza scontata, se si vuole una birra buona non è certo da Zara che si va a prenderla, ma qui nel nostro beer shop Cantina Brassicola Digitale!
Dai un’occhiata alla nostra selezione .

Un ultimo pensiero: il reparto femminile avrebbe anch’esso salottino e birra? Speriamo! La birra piace a tutti, donne e uomini, belli e brutti, viva la parità dei sessi!

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Utilizzo del decanter e prezzi 3 Fonteinen, c’è correlazione?

Se anche voi siete stati al Lambik o droom forse avrete avuto modo di notare che a volte il liquido contenuto nella bottiglia prima di essere servito al cliente viene versato all’interno di un decanter.
Tale procedura ha scatenato non poche polemiche tra gli appassionati e gli esperti del settore che, riassumendo, credono che questa sia semplicemente una messa in scena spettacolare ai quali abboccano italioti e ammmerigani utile a giustificare i prezzi alti del birrificio.


Fonte foto Lambic.info  (Thank you guys!)

A questo punto essendo noi appassionati, consumatori e rivenditori ci sembrava doveroso chiedere maggiori informazioni ai diretti interessati, dando loro modo di replicare e farci conoscere il loro punto di vista riguardo la correlazione che hanno notato in molti  tra decanter e prezzi alti.
Abbiamo così intervistato lo staff di 3 Fonteinen che come sempre si è prestato a rispondere gentilmente, celermente ed in maniera esaustiva.

Per quale ragione utilizzate il decanter per servire i vostri prodotti?
Innanzitutto c’è una cosa fondamentale da sapere: il decanter attualmente viene utilizzato al Lambik o droom solo per servire Zenne y Frontera.
Durante una degustazione interna risalente al 2014 abbiamo notato che la birra si apriva nel bicchiere solamente dopo 20 minuti, rivelando le note ossidanti di Oloroso. Come nel vino, di norma i consumatori non vogliono attendere tutto questo tempo, pertanto il decanter consente di areare il liquido aggiungendo abbondantemente ossigeno e consentire al liquido di aprirsi immediatamente. 
Questa tecnica NON deve essere utilizzata con prodotti altamente gassati quali Gueuze.
(Pertanto qualora acquistiate un decanter e utilizzaste tale tecnica per tutte le birre 3 Fonteinen sarebbe giusto chiamarvi italioti). 
Per quanto riguarda le birre alla frutta non abbiamo mai effettuato prove con il decanter, potrebbe essere un’opzione, ma tenete sempre conto della carbonatazione. 

Il decanter quindi non è una pratica spettacolare utile a giustificare i prezzi alti dei vostri prodotti..?
Affatto. Il nostro prezzo è il semplice risultato di quello che facciamo (risposta commovente <3 ).
E’ vero, non è nostra ambizione diventare il produttore di Lambic più economico, la nostra ambizione è quella di creare il miglior Lambic secondo determinati valori, tradizione e qualità in primis.
Noi non siamo i produttori più economici perché:
1- Il tempo medio che trascorre il nostro Lambic in una botte è di 2 anni e 6 mesi. Crediamo che si tratti di un anno in più rispetto ai nostri colleghi. Pre-finanziamo in anticipo 4 anni di produzioni per produrre uno stock. Per rendere l’idea il nostro attuale stock in botte (senza macerazioni di frutta) è di 8000 hl, di questi ne imbottigliamo solo 3000 hl (annata 2018). 
2- Le perdite durante il processo: perdiamo circa il 40% del mosto durante l’ammostamento, l’ebollizione e il raffreddamento. La nostra efficienza è del 50%. I nostri colleghi raggiungono facilmente il 75%. Siamo così bassi perché bolliamo per 5 ore, non aggiungiamo enzimi durante il mash, raffreddiamo naturalmente al 100%, perdiamo un altro 20% in media nel periodo in cui il mosto si trova nelle botti. Una botte che contiene un Lambic per 4 anni perderà il 40% di mosto. Tre settimane fa abbiamo buttato 1500 lt di Lambic poiché era aceto. 

3- Stiamo cercando frutta proveniente da piccoli produttori biologici belgi. I salari belgi sono tra i più alti in Europa, di conseguenza la frutta ci costa di più. Maceriamo 1:1, cioè un kg di frutta ogni litro di Lambic rispetto ai classici 1:2,5 degli altri produttori. La macerazione dura 5,6 mesi, il doppio rispetto ai canonici 2,3 mesi. Facciamo questo perché otteniamo una resa del 35% in più.
4- Non infustiamo le nostre birre. Una Gueuze è una miscela di Lambic al 100% (non è Meerts), non filtriamo e non pastorizziamo per contenere la pressione etc.. etc..  
(Sembra un punto scontato ma evidentemente non lo è, denotiamo un certo tono polemico).   
5-La nostra azienda è composta da 18 persone, ovvero meno di 200hl a persona considerando che in un anno come già detto imbottigliamo 3000 hl. Un birrificio artigianale ne produce in media 1500 hl a testa. Paghiamo il nostro team con un salario più alto del 25% rispetto alle medie del settore birra. 
6-I barili speciali costano di più. Per fare un esempio le botti di sherry ci costano 1000€ IVA esclusa.
7-Ad ogni modo i nostri prezzi sono invariati da 4 anni. Speriamo che i consumatori inizino a capire che produrre Lambic tradizionale richiede capitale, tempo e lavoro. In cambio avranno una birra raffinata ed equilibrata anche più economica delle attuali birre americane. 

https://3fonteinen.be/en/

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Il Villaggio della Birra 2019

Si è appena concluso Il Villaggio della Birra, uno degli eventi italiani più attesi dell’anno, ed ecco come è andata la quattordicesima edizione secondo il nostro punto di vista.
Riguardo la location c’è poco da dire, decisamente incantevole, così come lo è il percorso per arrivarci, le colline della val d’Orcia arate da poco e i viali alberati che portano a storici casali ben conservati sono unici, non a caso questi scenari sono stati anche teatro di alcune scene del film “Il Gladiatore”.
Il parcheggio del festival è gratuito, anche l’entrata, bisogna acquistare solamente il bicchiere (mi sembra di aver capito che non sia nemmeno obbligatorio, considerando che in molti se li portano da casa) e i gettoni. Il cambio è 1 gettone = 1€.

I birrifici

Veniamo ora ai birrifici. Il Villaggio della Birra nasce come festival di birre belghe, con il passare delle edizioni e con l’evoluzione degli stili si è arrivati ad ospitare anche alcuni birrifici che con il Belgio c’entrano poco ma sempre godibili.
Quest’anno abbiamo avuto il piacere di bere Kane (USA) con le sue imperial stout da manuale, Wylam (UK) conosciuto per le creazioni moderne al passo con il mercato attuale, così come CERVEJA OITAVA COLINA (POR), Beerbliotek (SWE) ed altri ancora.
Noi di Cantina Digitale, che amiamo il Belgio brassicolo più di qualunque realtà esistente, siamo rimasti veramente soddisfatti,  anche per i criteri con i quali sono stati scelti i birrifici partecipanti.

Al Villaggio della Birra non vengono obbligatoriamente selezionati i birrifici sulla cresta dell’onda, quelli che fanno hype, è infatti un festival totalmente diverso dal MBCC, si mira a scegliere birrifici che hanno alle spalle tradizione, si mira a quello che c’è nel bicchiere e all’amicizia consolidata tra birrai e organizzatori.

Le birre da ricordare

Non abbiamo potuto provare tutti e 35 i birrifici partecipanti ma vogliamo elencarneche per noi sono stati degni di nota:

1- Burning Sky: che birre ragazzi! Sicuramente si tratta di uno dei migliori birrifici presenti nel Regno Unito. Birre semplici ed equilibrate, sia le clean che le sour. In particolare siamo rimasti impressionati da “Arise“, session IPA da 4,4%vol. prodotta con luppoli americani e che avremmo voluto bere a secchi. E’ stata la nostra birra defatigante del festival, in questo mondo di DDH e Tripel IPA la semplicità di beva delle Ales inglesi ci fa scendere la lacrimuccia. Noi speriamo si faccia un passo indietro e si ritorni a bere birre equilibrate che non asfaltino il palato.
2- Ovviamente come non nominare la Vermentoise? Siamo follemente innamorati da questa Saison dryhopped con Amarillo prodotta da Brasserie de Blaugies in collaborazione con Hill Farmstead, anch’esso presente al festival.
3- Hill Farmstead appunto, Florence e Arthur in particolare, due sour ales differenti tra loro ma entrambe eleganti, equilibrate e di facile beva.
4- Podere la Berta. Marco e Davide stanno facendo grandi cose, sia per quanto riguarda le birre clean così come per la linea sour. Vecc è ormai una Sour Saison cult nel panorama brassicolo italiano, Tèra Chardonnay una delle migliori IGA. Buona anche la DDH Double IPA, un po’ timida l’hanno descritta alcuni, per noi è semplicemente in stile, tradizionale, senza difetti e ben bilanciata.
5- Bella sorpresa il birrificio Fermento Libero! Tutte le birre si sono rilevate di alto livello, in particolare la loro Tripel e la Golden Ale di stampo britannico, una goduria (si è capito che siamo tradizionalisti?).
6- Tilquin , anche se non ci sta particolarmente simpatico Pierre, è un bravissimo blender. Le birre sperimentali che ha proposto sono molto interessanti, Sureau in particolare, prodotta con fiori di sambuco. Molto estrema e complessa: tantissimo funky al naso, al gusto un pizzico di acetico e un finale aspro deciso.
7- De Ranke e De La Senne non ne sbagliano una, tutte birre di altissimo livello. In particolare ci è piaciuta la Saison du Meyboom, speziata, agrumata ed erbacea da soli 4% vol.
8- Mukkeller è uno dei migliori birrifici italiani. Basse fermentazioni ottime come sempre, era presente anche un NEIPA che non abbiamo provato, qualcuno però ce l’ha descritta come un pò troppo bubblegum  e fuori stile.
9-  E Kane? Non amiamo bere Imperial Stout ai festival, ma per cultura personale qualcosa abbiamo voluto provare. Che dire: imperial stout della madonna, equilibrate, etilico poco avvertibile nonostante gli oltre 10 ABV%, ci è venuto il dubbio che fossero finte. I più esperti possono confermarci che non sono pastry?? 

Qualche delusione? Be’ si. La saison di Cazeu è stata lavandinata. In poche parole: imbevibile.
Siamo inoltre rimasti un po’ delusi dalla Tripel di Brouwerij Den Hopperd, birra descritta da Kuaska come una delle migliori Tripel del Belgio. Buona, ma riponevamo altre aspettative.

Se non siete venuti al festival potete recuperare acquistando le nostre birre cliccando qui!