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Bottiglia in vetro bianco, si o no?

Dopo “la birra doppio malto non esiste” forse si potrebbe posizionare sul podio delle nozioni più scontate quella riguardante le bottiglie di vetro trasparenti.
Nonostante sia risaputo che la birra odi la luce, sul mercato si affacciano sempre più frequentemente birre, vini e sidri imbottiglia mediante l’utilizzo di questa tipologia di bottiglia.
Andiamo dunque a sviscerare il motivo per cui alcuni produttori hanno deciso di “rischiarsela”.

E’ bene sapere che il vetro scuro riduce solo del 30% l’assorbimento della luce! Per consentire una schermatura massima l’ideale sarebbe una bottiglia rivestita da un film metallico. Un punto a favore della lattina dunque, anche se va detto che dovrebbe essere realizzata senza saldature poiché queste favoriscono lo sviluppo di corrosioni e liberano ferro in forma ionica, che catalizza il processo di degradazione ossidativa al momento dell’apertura.
Il secondo problema appena citato chiaramente non sussiste considerando che al momento dell’apertura, a differenza di quanto affermano alcuni produttori, la bevanda deve essere subito trasferita in un bicchiere.
Per ottenere maggiori informazioni di tipo chimico abbiamo pensato bene di chiedere al sempre disponibile e preparato Head Brewer di Bonavena Brewing Vincenzo Follino.

Anche lui afferma quanto segue:
“Birra e olio necessitano di protezione dalla luce, essendo questi prodotti che se esposti al sole, anche per pochi secondi, si deteriorano.
Nel caso della birra l’ingrediente fondamentale che risente della luce è il luppolo, in caso di esposizione infatti avviene una conversione delle molecole iso alfa-acidi in 3-metal-2-buten-1-tiolo, un triolo che rilascia il classico aroma denominato “skunky”, cioè di puzzola.
Per quanto riguarda il vino invece non sussistono controindicazioni a riguardo, non avvengono trasformazioni con conseguenti off flavours, tuttavia uno studio ha rivelato che una continua esposizione alla luce porta a una riduzione della parte aromatica”
.
Ottimo grazie Vincenzo!

Nell’ultimo periodo abbiamo iniziato a trattare un produttore che riteniamo validissimo e che siamo sicuri farà parlare molto di sé nel prossimo futuro.
Si tratta di Brauerei Kemker, birrificio tedesco che produce sour ales, sidri e ibridi di altissima fattura, imbottigliati in alcuni casi in vetro trasparente. Per tale ragione abbiamo intervistato Jan, fondatore e mastro birrario di questo giovane progetto, chiedendogli il suo parere a riguardo:
“Grazie per avermi contattato Fabio! Innanzitutto si parla di vetro bianco, tutte le bottiglie sono infatti trasparenti (ottima osservazione)!
Con i prodotti che contengono luppolo otterremo molto velocemente un prodotto “skunked”, ma le qualità sensoriali negative non provengono solo dal tipo di vetro utilizzato, bensì anche da un processo di imbottigliamento errato.
Riteniamo che usare vetro bianco per prodotti senza luppolo sia innanzitutto irrilevamente dal punto di vista organolettico, secondo poi crediamo esalti visivamente il liquido contenuto nella bottiglia.
Abbiamo deciso di utilizzare vetro bianco per i nostri sidri anche perché in questo modo le persone possono notare la differenza tra il sidro base e la variante con le bacche di sambuco.
Stiamo anche valutando di imbottigliare birre senza luppolo in vetro bianco, stay tuned!”

Certo che resteremo connessi caro Jan!!



A questo punto possiamo tirare alcune conclusioni a riguardo:
Quando ci troviamo di fronte ad un prodotto confezionato in vetro bianco si tratta di un vino, un sidro o una birra senza luppolo.
Assicurarsi in maniera ancor più severa che il prodotto venga stoccato lontano da fonti di luce e calore.
Bere il prodotto fresco, non lasciamolo invecchiare (se fosse stato un prodotto da invecchiamento non sarebbe certamente stato imbottigliato in vetro bianco).



Nonostante sia quindi possibile imbottigliare in vetro bianco con le dovute precauzioni, alcuni produttori tra i quali Tom Jacobs di Antidoot Wilde Fermenten, restano fermamente convinti che il vetro bianco sia fondamentalmente una scelta di marketing, considerando che l’utilizzo di tali bottiglie non apporti alcuna miglioria sensoriale al prodotto. In effetti migliorie non ce ne sono, anche se Jan Kemker ci ha esaustivamente elencato i suoi validi motivi che giustificano tale pratica.
Tom in seguito alla nostra intervista afferma:
“Abbiamo pensato di utilizzare il vetro bianco, effettivamente l’effetto è bello, ma abbiamo deciso di non farlo. Le persone consapevoli sarebbero in grado di proteggere le bottiglie dalla luce solare, tuttavia sarebbe in qualche modo un segno che antepone il marketing alla qualità, e la qualità dovrebbe sempre venire al primo posto”.

E a voi? affascinano le bottiglie in vetro bianco? Cheers!




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De Dolle Still Nacht, dovremmo evitare quella con due asterischi?

E’ arrivato Dicembre, e con esso i regali, l’albero di Natale, il presepe…si ma le De Dolle Stille Nacht? Senza di quelle tutto il resto conta poco per noi appassionati di birra.
Fortunatamente sono arrivate anche quelle nei vari beer shop online e non (anche da noi è disponibile, acquistala qui ).

Da quando abbiamo reso pubblico l’imminente arrivo delle Stille Nacht alcuni clienti e amici ci hanno chiesto quale lotto sarebbe arrivato, più precisamente ci hanno domandato quanti asterischi fossero stampati sul tappo delle birre da noi ordinate.

Ad essere sinceri questa domanda ci ha un po’ spiazzato, ma effettivamente andando a spulciare in giro per i vari blog di appassionati di birra è saltato fuori che nell’annata 2017 il lotto con due asterischi era piuttosto difettato, con evidenti note di brett che rovinavano il prodotto.
A questo punto per amor del vero e per cultura personale abbiamo voluto approfondire il discorso, chiedendo info alla persona che più di tutte avrebbe potuto risponderci in maniera esaustiva: Kris Herteleer,  il birraio in persona del birrificio De Dolle!

Kris, innanzitutto grazie per le meravigliose birre che produci, siamo fieri di vendere le birre De Dolle sul nostro sito! Potresti dirci di più riguardo gli asterischi stampati sui tappi delle Stille Nacht? Cosa stanno a significare? E’ vero che sono lotti differenti?

“Fabio, noi produciamo molti batch di Stille Nacht, i quali vengono successivamente blendati (quindi la Stille Nacht è in pratica un blend unico di altre cotte!). 
Noi stampiamo sul tappo *per il primo imbottigliamento, **per il secondo imbottigliamento, ***per il terzo imbottigliamento, ****per il quarto imbottigliamento.  
Se  necessiti di questa informazione possiamo dirti che nella Stille Nacht 2019 ** abbiamo misurato 6,15gr Co2, ci sembra tutto nella norma. Abbiamo testato i 4 lotti e ci sembrano eccellenti, hai notato qualcosa di strano tu?”

Da questa risposta quindi abbiamo capito che gli asterischi non indicano cotte differenti, ma solo imbottigliamenti svolti in giorni differenti!E’ sicuramente possibile che la Stille Nacht 2017 ** abbia difetti, ma ciò non significa che anche le annate successive o precedenti abbiano anch’esse difetti! 
Comunque a scanso di equivoci abbiamo già provato la Stille Nacht 2019 **  ed abbiamo pianto di gioia. E’ meravigliosa, sublime, già pronta da bere, se chiudiamo gli occhi ci viene in mente un soffice panettone pieno di canditi.
E voi l’avete già provata? Fateci sapere!
Con l’occasione vi auguriamo un sereno Natale, in compagnia dei vostri cari e delle vostre care…birre!

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Cosa guadagna una birra ad invecchiare?

Qualche giorno fa  brewnter, amico, appassionato e cacciatore di birre veronese, mi ha posto una domanda (della quale secondo me già conosce la risposta): cosa guadagna un Lambic ad invecchiare? – Beh, secondo me niente!

Birre: maturazione o invecchiamento?

E’ bene sapere che di solito le birre a fermentazione spontanea vengono rilasciate in commercio ancora giovani, al punto che l’azione di stappare un Lambic appena imbottigliato viene definita “pedofilia birraria” . Viene da sè che un periodo di maturazione di alcuni mesi può far solo bene al prodotto, che può arrotondare gli spigoli e legare il bouquet aromatico. Ma attenzione stiamo parlando di maturazione non di invecchiamento!

Birre da… dimenticare

Facciamo un passo indietro: quali stili possiamo dimenticare in cantina?
Nella maggior parte degli stili la freschezza è d’obbligo, è consigliabile dunque intraprendere questa strada solo per birre poco luppolate, ben strutturate, corpose ed alcoliche quali Barley Wine, Imperial Stout, Quadrupel, Birre di Natale affini alla Stille Nacht.
Di bassa gradazione alcolica fanno eccezione le sour beers, comprese le fermentazioni spontanee ovviamente, purché il gusto non ruoti tutto intorno alla componente frutta.

Invecchiare bene non è facile… neanche per le birre

Tornando alla domanda di brewnter legata all’aspetto organolettico perché la mia risposta è stata “secondo me…niente”?
Innanzitutto perché una birra dopo il processo di invecchiamento non è detto che sia obbligatoriamente buona (anche se lasciata in cantina in maniera ottimale).
Molti di noi appassionati avranno bevuto alcune Stille Nacht invecchiate, io personalmente ho partecipato ad una verticale al De Kulminator: alcune annate erano molto interessanti altre completamente andate, in maniera random.
Da questo possiamo intuire che ogni lotto, ogni annata, persino ogni bottiglia, ha una storia a parte.

Il bello di guardare le birre invecchiare

Non c’è nulla di calcolabile nel fare invecchiare una birra, ma nonostante ciò tutti noi amiamo la nostra cantina, amiamo stare le ore seduti davanti a tutte quelle bottiglie impolverate ed ogni volta che decidiamo di stappare qualcosa ci piange il cuore: è affascinante, è puro collezionismo, al punto che l’aspetto organolettico diventa secondario.

…Non per tutti

Alcuni produttori sono assolutamente contrari a far invecchiare le loro birre,  il fatto che una birra si scosti dal suo gusto originale la interpretano sempre come una perdita, mai un guadagno.
Una volta Girardin vide alcune sue bottiglie vintage in vendita su un sito e il commento fu il seguente:


“Purtroppo notiamo sempre più spesso che i nostri prodotti vengono rivenduti a prezzi folli su internet.
In questo caso, il contenuto delle bottiglie è probabilmente imbevibile e sicuramente non più rappresentativo della  nostra qualità standard, data la condizione in cui si trovano le bottiglie.

Cos’ha in testa chi è disposto a pagare tanti soldi per 5 bottiglie ammuffite quando con gli stessi soldi potrebbe comprare 145 bottiglie in birrificio?!

Una storia d’amore e birre invecchiate

Probabilmente non sarà totalmente d’accordo Jean Van Roy di Brasserie Cantillon il quale ha ottenuto dal municipio di Bruxelles le chiavi di un vecchio rifugio di guerra e lo ha trasformato nella sua personale cantina. Il rifugio arriverà a contenere fino a 80000 bottiglie, e nonostante egli stesso affermi che a differenza dei vecchi vini non esista un mercato per il Lambic Vintage (io credo che li sotto ci sia una vera e proprio miniera d’oro).

Pensandoci bene dunque forse un guadagno nell’invecchiare una birra c’è, ed è quello economico!
Molti appassionati infatti sono disposti a tradare bene o a pagare fior fior di quattrini per una birra vintage più o meno rara, a busta chiusa tra l’altro, considerando che nessuno di noi può sapere in quale ambiente sia stata custodita, ma soprattutto quante volte sia stata scambiata, e dunque quante volte abbia viaggiato nella stiva di un aereo e nel furgone di un corriere.
A tal proposito vi consiglio di reperire solo bottiglie giovani, per lo meno da persone che non conoscete (della serie non accettare caramelle dagli sconosciuti).

E voi, da che parte state? Siete favorevoli  o meno ad invecchiare la birra?

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Utilizzo del decanter e prezzi 3 Fonteinen, c’è correlazione?

Se anche voi siete stati al Lambik o droom forse avrete avuto modo di notare che a volte il liquido contenuto nella bottiglia prima di essere servito al cliente viene versato all’interno di un decanter.
Tale procedura ha scatenato non poche polemiche tra gli appassionati e gli esperti del settore che, riassumendo, credono che questa sia semplicemente una messa in scena spettacolare ai quali abboccano italioti e ammmerigani utile a giustificare i prezzi alti del birrificio.


Fonte foto Lambic.info  (Thank you guys!)

A questo punto essendo noi appassionati, consumatori e rivenditori ci sembrava doveroso chiedere maggiori informazioni ai diretti interessati, dando loro modo di replicare e farci conoscere il loro punto di vista riguardo la correlazione che hanno notato in molti  tra decanter e prezzi alti.
Abbiamo così intervistato lo staff di 3 Fonteinen che come sempre si è prestato a rispondere gentilmente, celermente ed in maniera esaustiva.

Per quale ragione utilizzate il decanter per servire i vostri prodotti?
Innanzitutto c’è una cosa fondamentale da sapere: il decanter attualmente viene utilizzato al Lambik o droom solo per servire Zenne y Frontera.
Durante una degustazione interna risalente al 2014 abbiamo notato che la birra si apriva nel bicchiere solamente dopo 20 minuti, rivelando le note ossidanti di Oloroso. Come nel vino, di norma i consumatori non vogliono attendere tutto questo tempo, pertanto il decanter consente di areare il liquido aggiungendo abbondantemente ossigeno e consentire al liquido di aprirsi immediatamente. 
Questa tecnica NON deve essere utilizzata con prodotti altamente gassati quali Gueuze.
(Pertanto qualora acquistiate un decanter e utilizzaste tale tecnica per tutte le birre 3 Fonteinen sarebbe giusto chiamarvi italioti). 
Per quanto riguarda le birre alla frutta non abbiamo mai effettuato prove con il decanter, potrebbe essere un’opzione, ma tenete sempre conto della carbonatazione. 

Il decanter quindi non è una pratica spettacolare utile a giustificare i prezzi alti dei vostri prodotti..?
Affatto. Il nostro prezzo è il semplice risultato di quello che facciamo (risposta commovente <3 ).
E’ vero, non è nostra ambizione diventare il produttore di Lambic più economico, la nostra ambizione è quella di creare il miglior Lambic secondo determinati valori, tradizione e qualità in primis.
Noi non siamo i produttori più economici perché:
1- Il tempo medio che trascorre il nostro Lambic in una botte è di 2 anni e 6 mesi. Crediamo che si tratti di un anno in più rispetto ai nostri colleghi. Pre-finanziamo in anticipo 4 anni di produzioni per produrre uno stock. Per rendere l’idea il nostro attuale stock in botte (senza macerazioni di frutta) è di 8000 hl, di questi ne imbottigliamo solo 3000 hl (annata 2018). 
2- Le perdite durante il processo: perdiamo circa il 40% del mosto durante l’ammostamento, l’ebollizione e il raffreddamento. La nostra efficienza è del 50%. I nostri colleghi raggiungono facilmente il 75%. Siamo così bassi perché bolliamo per 5 ore, non aggiungiamo enzimi durante il mash, raffreddiamo naturalmente al 100%, perdiamo un altro 20% in media nel periodo in cui il mosto si trova nelle botti. Una botte che contiene un Lambic per 4 anni perderà il 40% di mosto. Tre settimane fa abbiamo buttato 1500 lt di Lambic poiché era aceto. 

3- Stiamo cercando frutta proveniente da piccoli produttori biologici belgi. I salari belgi sono tra i più alti in Europa, di conseguenza la frutta ci costa di più. Maceriamo 1:1, cioè un kg di frutta ogni litro di Lambic rispetto ai classici 1:2,5 degli altri produttori. La macerazione dura 5,6 mesi, il doppio rispetto ai canonici 2,3 mesi. Facciamo questo perché otteniamo una resa del 35% in più.
4- Non infustiamo le nostre birre. Una Gueuze è una miscela di Lambic al 100% (non è Meerts), non filtriamo e non pastorizziamo per contenere la pressione etc.. etc..  
(Sembra un punto scontato ma evidentemente non lo è, denotiamo un certo tono polemico).   
5-La nostra azienda è composta da 18 persone, ovvero meno di 200hl a persona considerando che in un anno come già detto imbottigliamo 3000 hl. Un birrificio artigianale ne produce in media 1500 hl a testa. Paghiamo il nostro team con un salario più alto del 25% rispetto alle medie del settore birra. 
6-I barili speciali costano di più. Per fare un esempio le botti di sherry ci costano 1000€ IVA esclusa.
7-Ad ogni modo i nostri prezzi sono invariati da 4 anni. Speriamo che i consumatori inizino a capire che produrre Lambic tradizionale richiede capitale, tempo e lavoro. In cambio avranno una birra raffinata ed equilibrata anche più economica delle attuali birre americane. 

https://3fonteinen.be/en/

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Il Villaggio della Birra 2019

Si è appena concluso Il Villaggio della Birra, uno degli eventi italiani più attesi dell’anno, ed ecco come è andata la quattordicesima edizione secondo il nostro punto di vista.
Riguardo la location c’è poco da dire, decisamente incantevole, così come lo è il percorso per arrivarci, le colline della val d’Orcia arate da poco e i viali alberati che portano a storici casali ben conservati sono unici, non a caso questi scenari sono stati anche teatro di alcune scene del film “Il Gladiatore”.
Il parcheggio del festival è gratuito, anche l’entrata, bisogna acquistare solamente il bicchiere (mi sembra di aver capito che non sia nemmeno obbligatorio, considerando che in molti se li portano da casa) e i gettoni. Il cambio è 1 gettone = 1€.

I birrifici

Veniamo ora ai birrifici. Il Villaggio della Birra nasce come festival di birre belghe, con il passare delle edizioni e con l’evoluzione degli stili si è arrivati ad ospitare anche alcuni birrifici che con il Belgio c’entrano poco ma sempre godibili.
Quest’anno abbiamo avuto il piacere di bere Kane (USA) con le sue imperial stout da manuale, Wylam (UK) conosciuto per le creazioni moderne al passo con il mercato attuale, così come CERVEJA OITAVA COLINA (POR), Beerbliotek (SWE) ed altri ancora.
Noi di Cantina Digitale, che amiamo il Belgio brassicolo più di qualunque realtà esistente, siamo rimasti veramente soddisfatti,  anche per i criteri con i quali sono stati scelti i birrifici partecipanti.

Al Villaggio della Birra non vengono obbligatoriamente selezionati i birrifici sulla cresta dell’onda, quelli che fanno hype, è infatti un festival totalmente diverso dal MBCC, si mira a scegliere birrifici che hanno alle spalle tradizione, si mira a quello che c’è nel bicchiere e all’amicizia consolidata tra birrai e organizzatori.

Le birre da ricordare

Non abbiamo potuto provare tutti e 35 i birrifici partecipanti ma vogliamo elencarneche per noi sono stati degni di nota:

1- Burning Sky: che birre ragazzi! Sicuramente si tratta di uno dei migliori birrifici presenti nel Regno Unito. Birre semplici ed equilibrate, sia le clean che le sour. In particolare siamo rimasti impressionati da “Arise“, session IPA da 4,4%vol. prodotta con luppoli americani e che avremmo voluto bere a secchi. E’ stata la nostra birra defatigante del festival, in questo mondo di DDH e Tripel IPA la semplicità di beva delle Ales inglesi ci fa scendere la lacrimuccia. Noi speriamo si faccia un passo indietro e si ritorni a bere birre equilibrate che non asfaltino il palato.
2- Ovviamente come non nominare la Vermentoise? Siamo follemente innamorati da questa Saison dryhopped con Amarillo prodotta da Brasserie de Blaugies in collaborazione con Hill Farmstead, anch’esso presente al festival.
3- Hill Farmstead appunto, Florence e Arthur in particolare, due sour ales differenti tra loro ma entrambe eleganti, equilibrate e di facile beva.
4- Podere la Berta. Marco e Davide stanno facendo grandi cose, sia per quanto riguarda le birre clean così come per la linea sour. Vecc è ormai una Sour Saison cult nel panorama brassicolo italiano, Tèra Chardonnay una delle migliori IGA. Buona anche la DDH Double IPA, un po’ timida l’hanno descritta alcuni, per noi è semplicemente in stile, tradizionale, senza difetti e ben bilanciata.
5- Bella sorpresa il birrificio Fermento Libero! Tutte le birre si sono rilevate di alto livello, in particolare la loro Tripel e la Golden Ale di stampo britannico, una goduria (si è capito che siamo tradizionalisti?).
6- Tilquin , anche se non ci sta particolarmente simpatico Pierre, è un bravissimo blender. Le birre sperimentali che ha proposto sono molto interessanti, Sureau in particolare, prodotta con fiori di sambuco. Molto estrema e complessa: tantissimo funky al naso, al gusto un pizzico di acetico e un finale aspro deciso.
7- De Ranke e De La Senne non ne sbagliano una, tutte birre di altissimo livello. In particolare ci è piaciuta la Saison du Meyboom, speziata, agrumata ed erbacea da soli 4% vol.
8- Mukkeller è uno dei migliori birrifici italiani. Basse fermentazioni ottime come sempre, era presente anche un NEIPA che non abbiamo provato, qualcuno però ce l’ha descritta come un pò troppo bubblegum  e fuori stile.
9-  E Kane? Non amiamo bere Imperial Stout ai festival, ma per cultura personale qualcosa abbiamo voluto provare. Che dire: imperial stout della madonna, equilibrate, etilico poco avvertibile nonostante gli oltre 10 ABV%, ci è venuto il dubbio che fossero finte. I più esperti possono confermarci che non sono pastry?? 

Qualche delusione? Be’ si. La saison di Cazeu è stata lavandinata. In poche parole: imbevibile.
Siamo inoltre rimasti un po’ delusi dalla Tripel di Brouwerij Den Hopperd, birra descritta da Kuaska come una delle migliori Tripel del Belgio. Buona, ma riponevamo altre aspettative.

Se non siete venuti al festival potete recuperare acquistando le nostre birre cliccando qui!

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MBCC 2019, le nostre impressioni

Finalmente anche noi di Cantina Brassicola Digitale siamo riusciti a partecipare al Mikkeller Beer Celebration Copenaghen, l’evento più “hype” del vecchio continente.
Il MBCC si svolge nella capitale danese (città che rende figo anche quel che non lo è) a maggio, formalmente da venerdì a sabato ma, in realtà,  la beer-week inizia e si conclude di mercoledì.

Durante questa settimana di festa nei migliori beer bar della città si svolgono Tap take over, release e collaborazioni tra birrifici davvero uniche.

Mikkeller Beer Celebration Copenaghen: dove, come, quando?

Il MBCC si svolge a Øksnehallen, un ex mercato coperto molto vicino alla stazione ferroviaria centrale. E’ suddiviso in due sezioni giornaliere, dalle 10.00 alle 14.00 e dalle 16.00 alle 20.00 .
E’ possibile acquistare i biglietti per la sezione singola di 4 ore, oppure per 2 e 4 sezioni (non consigliamo), mentre chi acquista il biglietto gold ha diritto ad entrare in anticipo di 20 minuti, cosa molto utile considerando che i birrifici mettono a disposizione dei clienti 2 o massimo 3 fusti che una volta finiti non vengono sostituiti da nessun altra birra, si chiude semplicemente la postazione e tanti saluti (letto con tono salviniano) a chi non è riuscito a provare alcun prodotto.

Come organizzarsi

È facilmente intuibile che questo tipo di organizzazione spinge i clienti ad acquistare i biglietti più costosi, ma ripetiamo, noi lo sconsigliamo, poiché anche a detta di amici che hanno fatto questa scelta, il festival rischia di diventare un incubo.

Vi immaginate cosa significa fare 8 ore di festival il venerdì, andare a dormire e alle 10 di sabato mattina essere pronti davanti all’ingresso per altre 8 ore di bevute? Di certo non vi obbliga nessuno ad essere così puntuali ma se non sfruttate questi biglietti avrete buttato tanti soldi.

Il mio consiglio è quello di fare due sessioni distanti 24 ore l’una dall’altra, decidetevi in fretta però considerando che i biglietti vengono messi online a novembre e terminano in un batter d’occhio.
Una cosa importante che ancora non vi avevamo detto: la formula del festival non è a gettoni, si paga solo il biglietto di ingresso (70€ singola sessione) poi una volta entrati sarete muniti di bicchiere e mappa e potrete bere tutto quello che riuscite

Vi sta venendo sete? Cliccate qui per ordinare una delle nostre birre in offerta!

Veniamo al sodo: le birre bevute.

Come già premesso questo è il festival più hype del vecchio continente, perciò troverete gli stili più in voga del momento, in questa edizione 2019 infatti non sono mancate di certo birre hazy fortemente luppolate, birre sour e stout (pastry). Scordatevi stili classici come Tripel, Blanche, Bitter in stile, un paio di Pils le abbiamo trovate all’infuori di Mahrs Brau.

I birrifici selezionati? Nomi di altissimo livello, tantissimi americani (il top), buona rappresentanza (come è giusto che sia) di birrifici scandinavi, inglesi, qualcuno belga, birrifici italiani non pervenuti.
Segnaliamo in particolare: Bokkereyder (BE) per i migliori blend di Lambic dell’universo, Ghost Lambic e Abrikoos spaventose, 3 Sons (USA), Hommage (USA), Bottle Logic (USA), Crooked Stave (USA) per le sour alla frutta sempre magnifiche, Sour Cellars (USA) bella scoperta, Moksa (USA), Monkish (USA), Jester King (USA), The Veil (USA), Cascade Brewing (USA), Cloud Water (UK), Fuerst Wiacek (GER) anche se ci aspettavamo di più da quest’ultimo.

L’atmosfera

L’atmosfera nell’ex mercato coperto è molto informale, è bello bere in compagnia di centinaia di persone provenienti da tutto il mondo con usi e costumi differenti ma unite dallo stesso scopo: bere, scoprire e divertirsi.
Bella (ma poco igienica) l’idea di posizionare al centro del festival una postazione dedicata al tatuatore svedese Crooked Moon: per circa 70€ era possibile farsi tatuare un piccolo “flash” da scegliere sugli stencil già pronti; pratici (ma poco igienici) invece gli orinatoi maschili posti appena fuori il capannone.
Fa riflettere il fatto che una nazione socialmente sviluppata e civile come la Danimarca permetta di fare certe cose.

L’atmosfera al di fuori dell’ex mercato coperto è meravigliosa: scaricate l’app Donkey Republic, cercate sulla mappa una bici libera in zona, sbloccatela e raggiungete in sella tutti i migliori bar della città.

Ogni tanto fate una sosta in riva ai canali o in un verde giardino perfettamente mantenuto: Copenaghen è una città meravigliosa nella quale è facile vivere, trovare lavoro, svolgere attività sportive, respirare aria pulita, bere e mangiare bene. Ci andremmo a vivere oggi stesso (lacrimuccia).

Per quanto riguarda i beer bar non perdetevi assolutamente WARPIGS, il brewpub di Mikkeller e 3 Floyds specializzato per la carne cotta al BBQ; Mikkeller Baghaven e il meraviglioso street food lì vicino; Fermentoren; Himmeriget; Koelschip. Se avete voglia di Ramen sappiate che Mikkeller ha aperto vari “Ramen to Bíiru” in giro per la città. 

https://www.mbcc.dk/

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700 anni fa Dante si perdeva nella Selva Oscura

700 anni fa Dante si perdeva nella Selva Oscura.
“Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una. selva oscura ché la diritta via era smarrita”.
Vi siete mai chiesti in quali giorni dell’anno?
Uno studio rivela che il poema di Dante Alighieri si svolge nell’arco di circa una settimana, da venerdì 8 aprile (o 25 marzo) a giovedì 14 aprile (o 31 marzo) dell’anno 1300. In questo periodo dell’anno praticamente.
E dunque come rendere omaggio al Padre della lingua italiana? Noi di Cantina Brassicola Digitale abbiamo pensato ad uno sconto del 15% su tutte le birre italiane !
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